Tanta nostalgia della Cecoslovacchia

Marco Tullio Giordana sembra un Babbo Natale sarcastico. Io sarei contrario alla registrazione dei fatti, esordisce. L’uomo attraverso la macchina accumula troppo. Guardiamo il mondo attraverso il telefonino e non viviamo direttamente le esperienze, le guardiamo dal buco della serratura. I luddisti, in realtà, hanno fatto il loro tempo e ormai fanno solo tenerezza. Bisogna conoscere le macchine per non temerle e per non diventarne schiavi, come tutti scongiurano.

Più passa il tempo, più diventa evidente di quanto Marco Tullio Giordana sia un regista teatrale. “Il cinema è come andare a puttane: può essere una bellissima scopata, ma non c’è amore”. Il teatro invece regala consapevolezza. Il cinema è schiavo del tempo, il teatro lo domina. Dovete trovare un regista che vi ami, dice agli attori, e se non lo trovate dovete essere in grado di amarvi abbastanza per sopravvivere, per continuare fare. L’attore non è se non è acta. Bergman usava sempre gli stessi attori, perché li conosceva alla perfezione ed era in grado di usarli per qualsiasi ruolo, anche molto lontano da quello che erano.

Il teatro ha sostituito la messa. Nel resto del mondo quella dell’attore – come quella del musicista o del ballerino – è una professione riconosciuta, nel nostro paese no. E vi ricordo, dice, che non è necessario assorbire la tremenda malinconia dell’Italia. Non siete costretti a rimanere, andatevene! Ma se rimanete senza lasciarvi contaminare allora siete salvi. Il genius loci dell’Italia di oggi è modesto, ormai viviamo nell’Italia del post-post-post.

Prima di iniziare a provare, Giordana termina dicendo che l’attore è sempre sulla scena, anche quando è sceso dal palco, finché qualcuno lo guarda mantenendo una relazione. A questo proposito cita le “Memorie di Adriano”, di come egli si sia costruito la statura di imperatore, immaginandosi un’enorme fatica anche quando la fatica non c’era, cercando di sorridere sempre. Soffrire in allegria.
Il testo non esiste senza attori. Ogni compagnia, in base alle suggestioni e alle influenze che si creano al suo interno, genera nuove interpretazioni. Se non fosse così, ci sarebbe solo un Amleto, o un Otello, e invece ce ne sono centinaia. E forse la cosa più importante che ho imparato è questa, che gli attori sono come i musicisti. Mentre prima mi limitavo a pensare che i musicisti fossero come gli attori. Il cerchio si chiude. La compagnia è un’entità a sé, così come l’orchestra: riconoscibile, autonoma. Una società all’interno della società, forse l’unica libera.