Si vede tutto, al cinema

Complesso museale S. Francesco, Montefiore dell'Aso

Complesso museale S. Francesco, Montefiore dell’Aso

Siamo al Centro di Documentazione Scenografica creato da Giancarlo Basili a Montefiore dell’Aso. Le sedie in ferro battuto della piccola stanza di proiezione sono fresche e i muri sono coperti da foto di scena, bozzetti del Portaborse. Alcuni, attratti dalle musiche de La stanza del figlio, non hanno resistito e sono entrati a sbirciare prima che la lezione iniziasse. By this river accarezzava il chiostro dove Basili organizza il festival Sinfonie di cinema, le sedie bianche accecavano sotto il sole.

Il mestiere si impara facendo, ha esordito lo scenografo. Le esperienze sono ormai esterne alla scuola, ma il percorso di formazione andrebbe comunque portato a termine. Ormai non si fanno più grandi ricostruzioni sceniche – come succedeva nel cinema di Fellini o di Visconti – ma non è giusto criticare l’impostazione teatrale data dalle accademie. Certo, il cinema è un’altra cosa.

Lo scenografo oggi ha una funzione visionaria all’interno di luoghi già esistenti. Si è tornati a una sorta di neorealismo. All’inizio, prosegue Basili, non bisogna legarsi troppo ai dettagli. Dovete pensare in grande, non rimanete invischiati nelle piccolezze! Io leggo la sceneggiatura una volta e poi procedo per sensazioni, continua. Uso la memoria per scegliere i luoghi che contribuiranno a raccontare la storia. Per questo bisogna saper osservare e sapere intuire l’essenza degli edifici, delle città, captare il loro potenziale, capire cosa potranno suggerire al regista.

Il lavoro di sopralluogo è fondamentale, come è fondamentale creare un proprio archivio visivo. Raccogliere spazi, creare geografie della funzionalità. Così, dopo aver camminato tra gli oggetti di scena del Caimano e ricostruzioni di Nirvana, torniamo a Polvergi, in attesa di iniziare il lavoro in villa.