Sarte, ippopotami, rinoceronti e altri registi

Gianluca Arcopinto discute con i ragazzi della masterclass.

Gianluca Arcopinto discute con i ragazzi della masterclass.

La prima lezione della Masterclass in Organizzazione set e aiuto regia è finita ieri sera, quando siamo andati a cena tra il galvanizzato e il depresso. Gianluca Arcopinto è una delle figure che hanno fatto la storia del cinema italiano, un personaggio coraggioso e ostinato. Non cerca di addolcire la realtà che ci racconta, pone invece l’accento sull’assurdità di certi meccanismi di finanziamento cinematografico. L’impulso a fare questo mestiere non può e non deve mai essere il denaro. È un’occupazione destinata a fallire, per questo bisogna credere in un’idea più ampia, più solida. Produrre un film deve essere una necessità: per farlo bisogna essere fondamentalmente matti.

Arcopinto, dopo una breve introduzione, ha analizzato una per una le figure che rendono possibile la realizzazione di un film – e i relativi cachet: “Non me ne vogliano, ma il compenso di capi parrucchieri e truccatori è il grande mistero del cinema italiano.”

Il pomeriggio si chiude discutendo di questa epoca apparentemente sfortunata e fuori non sembra pronta ad accoglierci nemmeno la primavera. La classe si divide tra disfattisti, nichilisti e sognatori. E il maestro conclude così: è vero, adesso c’è crisi, ma non ricordo un momento in cui in questo settore non ci fosse.