FRULLATO DI VELLUTO ROSSO

Lia Morandini a Villa Nappi

Lia Morandini a Villa Nappi

Quando arriviamo a Villa Nappi, Lia Morandini ci sta già aspettando. Non la riconosciamo dietro agli occhiali scuri, finché non si presenta con gentilezza ad ognuno di noi. Porta un vestito a pois e il suo sorriso è un incanto. La villa è bollente, ma si trova un posto fresco e iniziano le presentazioni. C’è chi vive in India e chi ha scritto la storia di un tessuto, chi si è cucito addosso l’outfit prima di uscire e chi è arrivato ai costumi tatuandosi disegni sbiaditi.

A Lia piacciono i dettagli, preferisce vestire le comparse e si emoziona quando parla di passamaneria e di Caravaggio. Si imbarazza anche per certi errori grossolani che prendono vita al cinema e non rimpiange niente. Meglio i film d’autore a Hollywood, anche se ha lavorato prima con Nanni Moretti e poi con Uma Thurman.

Il segno, l’impronta, il frammento da decodificare ti riportano al tutto, all’insieme generale. L’uomo, vestito, diventa paesaggio. E improvvisamente sembra di risentire Ernesto Nathan Rogers ripetere il suo famoso slogan: “Dal cucchiaio alla città” – che nel mondo dei costumi, a quanto pare, è ancora valido. Si aspetta infine che tramonti il sole guardando “L’uomo che verrà” - e che forse stiamo ancora aspettando. Le cicale friniscono talmente forte che servono i sottotitoli per tutti, anche per chi con quel dialetto c’è cresciuto.