Colore, materia, atmosfera

Chiocciola per la piccionaia, Villa Nappi.

Chiocciola per la piccionaia, Villa Nappi.

La seconda giornata della Masterclass di Scenografia è terminata. Basili ha ripercorso passo a passo la realizzazione de L’uomo che verrà e più che rispondere ai dubbi e alle domande dei ragazzi è stato lui ad interrogarli: “Neanche le rondini volano in una scena per caso, non vi chiedete come abbiamo fatto quel nido?” In un film tutto è necessario, non si aggiunge mai qualcosa per riempire una scena. Ogni oggetto è giustificato e funzionale alla storia. Non fidatevi mai di chi vi dice “tanto non si vede”, al cinema si vede tutto. Non accontentatevi mai, perché ogni occasione buona può trasformarsi in un brutto film. Non bisogna lavorare per soddisfare il regista, bisogna lavorare per soddisfare se stessi, solo così si raggiunge il risultato migliore.

Il maestro ci racconta anche dei suoi inizi, di quando nel ’69 l’Accademia di Belle Arti di Bologna era occupata – non per due giorni o due settimane, ma per due anni. Di quando andava a lezione e trovava solo materassi per terra e di come sulla strada tra casa e scuola si fermò in teatro, dove fu accolto come garzone. Il palcoscenico veniva spazzato due volte al giorno con la segatura umida e lui, con la scopa in mano, studiava i graticci con le luci e le macchine di scena. Le scenografie che arrivavano al Comunale, poi, erano sempre rovinate e allora si mise a ritoccarle per cinquemila lire a settimana, finché non aprirono il laboratorio di scenografia ed arrivò Koki Fregni – storico scenografo emiliano, che diventò il suo maestro e lo iniziò ai fondali.

Secondo Basili è più difficile fare un film contemporaneo che un film d’epoca. Nel primo caso, infatti, si rischia di scivolare nella banalità, nel già visto, di non riuscire ad immaginarsi niente di più. I luoghi, invece, hanno un significato, danno una dimensione alla vicenda; per questo è necessario raccogliere una documentazione ragionata, non basarsi solo sulle fotografie. Gli spazi vanno raggiunti, non bastano mai i disegni e non si cerca più di adattare la realtà alla fantasia, come succedeva un tempo. Al posto dei bozzetti si raccolgono i video. La scenografia finisce così per dare un’impronta all’intero film – come la fotografia o i costumi – ma al tempo stesso gli ambienti non devono mai sovrastare la storia. Bisogna sempre agire con delicatezza. E bisogna uscire dalle stanze, sempre, che quelle servono solo per proiettare i film. A quel punto lo scenografo diventa autore.